Cenadi (CZ) · giovedì 15 Ottobre 2026
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Cenadi: siamo geometri o ingegneri? Il cantiere da un milione di euro e la scadenza del 30 giugno 2026

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L’opera di consolidamento lungo Via Provinciale risulta ancora aperta. Dagli atti emerge un percorso iniziato nel 2022, finanziato nel 2023, aggiornato nel 2024 e modificato nel 2025. Ora la domanda è una: se i tempi non saranno rispettati, chi pagherà il completamento?

Un cantiere da quasi un milione di euro, un Comune in dissesto finanziario e una scadenza nazionale che si avvicina. Sono questi gli elementi principali attorno agli “Interventi di consolidamento e messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico lungo Via Provinciale del Comune di Cenadi”. L’opera, almeno sulla carta, nasce per mettere in sicurezza una parte del territorio comunale interessata da rischio idrogeologico. Un intervento importante, dunque, soprattutto in un piccolo centro dove ogni movimento del terreno, ogni strada compromessa e ogni ritardo amministrativo pesano molto più che altrove. La vicenda amministrativa parte dalla deliberazione di Giunta Comunale n. 8 del 3 febbraio 2022, con cui viene approvato lo studio di fattibilità. Successivamente il progetto viene ammesso a finanziamento attraverso il Decreto del Ministero dell’Interno e del Ministero dell’Economia del 29 maggio 2023. Negli atti comunali compare un importo di circa 998 mila euro. L’iter prosegue nel 2024. Con la deliberazione di Giunta n. 37 del 27 maggio viene riapprovato il progetto di fattibilità tecnico-economica. Con la deliberazione n. 42 del 20 giugno viene approvato il progetto esecutivo. Nel 2025 arrivano ulteriori passaggi: la deliberazione n. 38 dell’8 maggio approva una variante progettuale, mentre la deliberazione n. 46 del 20 giugno rettifica il quadro economico dell’intervento. Prima ancora dei tempi, però, resta una domanda di fondo: era davvero questa la priorità? Cenadi convive da anni con fragilità idrogeologiche evidenti, strade compromesse e versanti che avrebbero bisogno di interventi urgenti. Per questo la scelta di concentrare quasi un milione di euro proprio lungo Via Provinciale meriterebbe una spiegazione chiara: quali criteri tecnici e quali priorità di rischio hanno portato a individuare quel punto e non altri?

Fin qui gli atti. Poi c’è il cantiere.

Sul cartello dei lavori è indicata come data di inizio il 20 gennaio 2025, con una durata prevista di 180 giorni. Un calcolo semplice porta il termine naturale dell’intervento alla seconda metà del 2025. A giugno 2026, però, l’opera risulta ancora aperta. Un ritardo può avere spiegazioni tecniche. Nei lavori pubblici possono intervenire imprevisti, varianti, sospensioni, proroghe, difficoltà esecutive. Tutto può accadere. Ma proprio per questo tutto dovrebbe essere spiegato, soprattutto quando l’intervento riguarda soldi pubblici, dissesto idrogeologico, un Comune in dissesto finanziario e una possibile connessione con le scadenze dei programmi di finanziamento. L’opera nasce infatti nell’ambito dei contributi statali per la messa in sicurezza del territorio previsti dall’articolo 1, comma 139, della Legge 145/2018. Una linea di finanziamento che, negli anni successivi, è stata in parte ricondotta agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Poiché una parte di questi interventi è stata collegata al PNRR, diventa necessario capire se anche il cantiere di Via Provinciale rientri tra quelli soggetti alle scadenze fissate dalle Linee Guida nazionali, che indicano il 30 giugno 2026 come termine per l’ultimazione degli interventi e il 31 agosto 2026 come termine per la rendicontazione finale.

Da qui nascono alcune domande. L’intervento di consolidamento e messa in sicurezza della Via Provinciale di Cenadi rientra effettivamente tra le opere soggette a queste scadenze? Qual è oggi lo stato reale di avanzamento? Esiste un cronoprogramma aggiornato? Sono state concesse proroghe? La variante approvata nel 2025 ha inciso sui tempi di esecuzione? Le risorse assegnate sono sufficienti per completare l’opera?

A queste domande non possiamo mai avere risposta, perché gli unici soggetti che dovrebbero controllare e garantire la trasparenza amministrativa dovrebbero essere i componenti dell’opposizione. E nel nostro Comune l’opposizione è asservita politicamente, moralmente ed eticamente al sindaco e al vicesindaco. E non solo: paradossalmente sono essi stessi a reggerli, altrimenti, dopo le dimissioni in massa di metà dei consiglieri di maggioranza, oggi, se avessero un minimo di dignità politica, per tutto quello che sta accadendo a Cenadi, si sarebbero dovuti dimettere. Ma, come si dice a Cenadi, quando ci sono interessi personali da difendere: “ntra tiana untanu nu puanu tutti”.

E allora ritorna Totò. Nel suo film la domanda era: “Siamo uomini o caporali?”. A Cenadi, più modestamente, potremmo aggiornarla così: “Siamo geometri o ingegneri?”. Non perché il problema sia il titolo professionale di qualcuno. Quello, semmai, appartiene alla categoria delle curiosità amministrative. A Cenadi, del resto, ci siamo abituati da tempo a una certa elasticità tra ciò che appare e ciò che è, tra ciò che viene raccontato e ciò che emerge dagli atti. Ma il punto vero non è questo. La questione centrale riguarda i tempi, le risorse e la trasparenza.

Cenadi è un Comune in dissesto finanziario. Questo non è un dettaglio laterale, ma il contesto dentro cui ogni scelta amministrativa dovrebbe essere valutata. Se l’opera verrà conclusa nei termini previsti e interamente coperta dal finanziamento assegnato, il problema non si pone. Se invece i lavori dovessero proseguire oltre le scadenze previste dai programmi di finanziamento, allora bisogna capire chi pagherà. Esistono coperture alternative? Il Comune ha già adottato atti per garantire la conclusione dell’intervento senza esporre il bilancio comunale? Oppure, se qualcosa dovesse andare storto, il conto rischierebbe di finire ancora una volta sulle spalle dei compaesani?

Sono domande semplici. La sicurezza del territorio non può diventare una formula da cartello di cantiere, buona per tranquillizzare chi passa senza leggere gli atti. A distanza di anni dal primo studio di fattibilità, dopo una variante progettuale e una rettifica del quadro economico, i compaesani hanno diritto di conoscere il cronoprogramma aggiornato, lo stato effettivo dei lavori, le eventuali proroghe e le garanzie economiche previste per arrivare alla conclusione dell’intervento. Non basta dire che l’opera si farà. Bisogna dire quando finirà. Non basta dire che i soldi ci sono. Bisogna dire se ci saranno fino alla fine. Perché qui non si parla di una panchina spostata da una piazza all’altra. Si parla di un intervento da quasi un milione di euro in un Comune piccolo, fragile e già segnato dal dissesto finanziario. In un contesto simile, ogni ritardo può diventare un problema collettivo. La domanda finale, allora, non è soltanto quando finirà il cantiere. La domanda vera è un’altra: se il cantiere non dovesse finire nei tempi previsti, chi pagherà il tempo che resta?

Fino a quando non arriverà una risposta chiara, pubblica e documentata, resterà questa sensazione: a Cenadi non frana solo la terra.


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