Anche questa volta sono arrivato in ritardo e non ho potuto ascoltare dall’inizio tutti gli interventi. Ma prima di iniziare voglio dire una mia impressione: la candidata a sindaco “a lapa a sapa”. Per evitare di sbagliare i nomi dei consiglieri, evito di citarli. Non tutti hanno preso la parola; di alcuni è stata la stessa candidata a sindaco a delineare le caratteristiche. E voglio dire che questa sua strategia ha funzionato. Non perché loro non avrebbero saputo leggere un discorso o dire qualcosa di sé, ma perché credo che per chiunque, anche per me, a volte l’emozione faccia correre brutti rischi.
L’abilità della candidata a sindaco è stata proprio quella di concentrare, nei brevi interventi di presentazione, ciò che era meglio far emergere di ciascuno di loro. Tra quelli che non hanno preso la parola, ed è stato anch’egli presentato dalla candidata a sindaco, c’è Fernando, detto “il mister”. Ecco, per esempio di lui non c’era bisogno di grandi presentazioni: lo conosco pure io, anche se con il calcio faccio a cazzotti. Però la memoria mi funziona e, da quando avevo ancora tutti i capelli, la sua faccia l’ho sempre legata allo sport. E penso che lui dentro il consiglio comunale, potrebbe valorizzare quello che a san vito oggi è un circolo degli amichetti.
Bisogna dire che, a differenza della compagine del sindaco Tino, quella della Savari è nettamente più politicizzata. Nel senso che, oltre ad avere avuto il sostegno del consigliere regionale Polimeni, e di altri congilgieri regionali, dentro la squadra dei consiglieri c’è anche un rappresentante della sezione di Forza Italia. Di lui mi sono segnato alcune frasi: “La politica deve essere servizio, non privilegio” e poi “Non siamo qui a parlare di politica, ma di futuro”. A me basterebbero solo queste due frasi per inquadrarlo politicamente. Uno che è di Forza Italia e sostiene che la politica non è privilegio, con accanto il consigliere regionale Polimeni, è come se io dicessi di avere un sacco di capelli in testa, ma nessuno riesce a vedermeli.
Onestamente devo anche dire che, tra i consiglieri che hanno fatto il loro intervento, tranne il ragazzo studente di giurisprudenza — che penso si farà e avrà tutto il tempo per crescere — gli altri mi sono sembrati più strutturati nell’esposizione. Lui mi è sembrato un po’ uno scolaretto: mettendo insieme alcune frasi fatte sulla sua giovane età, è riuscito comunque a dire la sua. Gli altri, invece, hanno cercato di presentarsi attraverso la propria esperienza lavorativa e personale, spiegando ciò che vorrebbero fare. Fatta eccezione per il più prolisso di tutti, il cui centro di gravità permanente dell’intervento è stato il turismo e la valorizzazione del territorio. Anche questo, però, rischia di sapere di retorica in un paese come San Vito, che negli ultimi anni ha perso parecchie famiglie. L’altra cosa che mi ha fatto capire un po’, anzi tanto, che la retorica non era solo un suo modo di esporre le cose che voleva fare, è stato quando ha chiamato i nostri paesi con un nome che oggi sembra andare di moda: borghi. Ecco, questo mi ha fatto capire molto anche di quello che non ha detto. I nostri paesi sono paesi, non borghi. E non c’è bisogno di un linguaggio modaiolo per definirli. Perché dietro la retorica dei borghi si nasconde molto spesso il rischio di trasformare i nostri piccoli comuni in location per turisti e visitatori, tralasciando l’identità dei luoghi, i servizi necessari per i residenti e la costruzione di una vera comunità solidale. Penso che anche per lui come per il candidato consigliere della lista Tino, il libro la Restanza di Vito Teti, gli sarebbe utile, per valorizzare il territorio partendo dal territorio e dalla sua cultura e potenzialità.
Non ho sentito bene un intervento, perché ero un po’ distante e i bambini dietro di me mi spezzavano continuamente le frasi. Però, per quello che ho capito, si è parlato di famiglie in difficoltà e di un progetto per sostenere il consumo alimentare. In più, è stato richiamato anche il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Sono due argomenti che, per me, sfondano una porta aperta. E se dovesse riuscire a diventare consigliera comunale, spero davvero che questi progetti possa metterli concretamente in campo.
Adesso veniamo alla candidata a sindaco. Anche su di lei ho qualche riserva rispetto ad alcune frasi che ho sentito. Ha detto che la sua squadra è fatta di uomini e donne ed è nata non tra i palazzi bui, ma tra la gente. Questa affermazione, con dietro Polimeni, consigliere regionale, ha lo stesso rumore che si sente nel palazzo del Marchese del Grillo. Di sicuro lui non l’avrà aiutata a scegliere i candidati, ma certamente saprà accendere la luce di quei palazzi che lei ha visto al buio.
In un altro passaggio ha criticato l’amministrazione Tino sui progetti realizzati, dicendo anche che alcuni, guarda caso, sono stati tirati fuori durante la campagna elettorale. Su questo aspetto non posso smentirla, perché anche io mi avvicino alla sua riflessione. Penso che un’amministrazione capace, e un sindaco capace, non possano limitarsi a dire di aver intercettato finanziamenti, se quegli stessi finanziamenti non rientrano dentro una visione politica e sociale del paese. Altrimenti basterebbe, come ho scritto nei precedenti articoli, una buona squadra di dipendenti pubblici. Non voglio entrare nella competizione elettorale, ed è giusto che in un comizio si attacchi l’avversario. Saprà e dovrà rispondere Tino a queste accuse.
Ma il punto su cui sono pienamente d’accordo, pur con una riserva sulla Giunta regionale, è quello della mancata stabilizzazione dei TIS, i lavoratori in mobilità. Perché quando un Comune riesce a dare lavoro stabile, e quando un sindaco riesce a generare lavoro stabile attraverso tutti gli strumenti che ha, questo basta da solo a valorizzare metà del suo lavoro. Quando invece non riesce a farlo, soprattutto in un Comune che non ha problemi finanziari, non è in dissesto e ha i conti in ordine, allora l’aver sottovalutato questo aspetto, a mio parere, è gravissimo. Se consideriamo inoltre che in Calabria anche alcuni Comuni in predissesto hanno stabilizzato i lavoratori, a San Vito non ci sono scuse. Ma questo non vuol dire che la Regione e il presidente Occhiuto non abbiano colpe. Perché, nelle procedure amministrative da attuare per la stabilizzazione, sono stati lasciati soli tanti Comuni che non hanno saputo, o non hanno voluto, integrare questi lavoratori o realizzare una progettualità concreta finalizzata alla loro stabilizzazione.
Ha parlato anche dello stato del laghetto Acero e dell’assenza di valorizzazione. Ma su questo non so dire se sia vero oppure se si tratti solo di propaganda elettorale. Quello che a me sta più a cuore, perché impatterà in modo devastante sulla montagna, è il parco eolico. Su questo punto non si capisce né se lei né se il sindaco Tino siano favorevoli o contrari alla sua realizzazione. Perché, se entrambi fossero contrari, basterebbe una delibera di Consiglio comunale, una volta insediati, per escluderlo categoricamente dal proprio territorio.
L’altra cosa che mi ha colpito — e finisco — è la critica che ha fatto sulla scuola. Anche io, ogni volta che scendo a prendere il caffè, guardo quell’edificio come un colpo al cuore: non si capisce se sia abbandonato oppure se i lavori che dall’esterno si vedono per la sua messa in sicurezza non finiscano mai. Ma anche su questo il sindaco Tino saprà, se potrà, rispondere.
Non scriverò più dei comizi di San Vito, perché ho notato, mio malgrado, di suscitare scontri e non riflessioni. Verrò ad ascoltarli, ma me ne starò buono. Se mi permette la candidata a sindaco Savari, vorrei dare un consiglio al suo avversario. A lei i miei consigli non servono: altri sapranno indirizzarla meglio. E poi non potrei darle nessun consiglio perché, a ben vedere, la mia visione politica è lontana anni luce dalla sua. Su Tino, forse, qualcosa posso dirla. A mio parere deve rendere la sua campagna elettorale più politica, imponendo una visione sociale chiara. Se pensa di rinchiudersi dentro una sorta di amichettismo sempliciotto, credendo che la politica passi da quello, rischia di mostrare un fianco debole. E, per quello che ho sentito dalla Savari, lei ne approfitterà come si taglia il burro con un coltello caldo.
Buona campagna elettorale a tutti.
