Cari compaesani, non ho resistito: vi devo raccontare una cosa successa oggi. Ormai siamo alle comiche. E se non fosse il sindaco in persona a incarnare questa nuova puntata della tragicommedia cenadese, potremmo archiviarla come una stupidaggine e farci sopra una risata. Ma siccome l’iniziativa parte proprio dal sindaco, allora vuol dire soltanto una cosa: come diciamo dalle nostre parti, ormai non ha più “ritiagnu”.
I fatti sono semplicissimi. Un nostro compaesano era tranquillamente seduto su una sedia all’imbocco del vico di fronte al bar di Fausto, quello che porta verso la Provinciale, “sutta a strata”. Niente di eccezionale: un uomo, un romano, una sedia e un vico. Una scena che a Cenadi dovrebbe essere considerata ancora legale, almeno fino alla prossima ordinanza. Peccato che proprio in quel momento sia passato il sindaco. E davanti a quella gravissima minaccia all’ordine costituito — una sedia con sopra un persona — pare sia andato da Fausto intimandogli di farla togliere, perché lì quella sedia non poteva stare.
Lo stesso compaesano, per non creare fastidi o problemi a Fausto, ha restituito la sedia. Ma non si è arreso: è andato a casa sua, ne ha presa un’altra e si è rimesso tranquillamente a sedere nello stesso posto. Io, però, un consiglio al nostro compaesano voglio darlo. Se il sindaco dovesse tornare e intimargli di togliere nuovamente la sedia, gli dica semplicemente: “Io su abbonato alu Troppitu. Du dici alu fighiu e Cicciu e ti lava.”
Ora, chiariamo una cosa. Quella sedia e il nostro compaesano seduto sopra, non davano fastidio a nessuno. Proprio sugli scalini delle abitazioni a destra e a sinistra di quel vico, da sempre, ci si ferma, ci si siede a parlare. La sedia era sistemata vicino agli scalini, non impediva il passaggio e non bloccava praticamente nulla. E anche nell’ipotesi remotissima che fosse dovuto passare qualcuno, sarebbe bastato fare quello che l’umanità fa probabilmente dall’invenzione della sedia: alzarsi e spostarla di mezzo metro. Ma evidentemente a Cenadi siamo entrati in una nuova fase amministrativa. Dopo il dissesto, i problemi del paese, le opere incompiute e tutto quello di cui ci sarebbe realmente da occuparsi, abbiamo finalmente individuato la vera emergenza dell’estate 2026: le sedie abusive nei vichi.
Il problema, però, è un altro. Ho sempre più l’impressione che il sindaco utilizzi il ruolo istituzionale anche per consumare piccole ripicche contro chi gli dà fastidio, lo critica o semplicemente non gli sta simpatico. E quando un sindaco arriva a preoccuparsi persino di dove si siede un compaesano, più che esercizio dell’autorità rischia di diventare esercizio del nervosismo. Perciò, compaesani, fate attenzione in questi ultimi mesi di amministrazione. Perché, come mi raccontano spesso i cacciatori, il cinghiale ferito è quello più imprevedibile: sente di essere in difficoltà, si agita, perde la tranquillità e può reagire anche davanti a quello che, normalmente, ignorerebbe.
Ora, sia chiaro: la stazza del cinghiale il nostro sindaco non ce l’ha, e non voglio certamente fare torto ai cinghiali. Ma politicamente mi sembra sempre più nella condizione dell’animale ferito: isolato, nervoso, circondato ormai da pochissimi fedelissimi e lasciato a cuocere nel suo stesso brodo. E quando un’amministrazione arriva verso la fine del proprio percorso in queste condizioni, può succedere che persino una sedia con sopra un cristiano diventi una questione di ordine pubblico. Per fortuna gli rimane il suo fidato vicesindaco, sempre pronto a sostenerlo anche nelle battaglie più epiche. Perché ci vuole un vicesindaco veramente fedele per vedere il proprio sindaco partire alla guerra contro una sedia e non dirgli: “Francè, vidi ca mi dimetto e ti dassu…”.
Il rischio, è che il livore diventi talmente grande da prendersela persino con i bambini che corrono per le strade. Me lo immagino già mentre va dai genitori:
“Signora, tenga a bada suo figlio!”
“Ma sindaco, sta giocando…”
“Non mi interessa. Io sono il sindaco. Chiamo i carabinieri!”
Quindi, da oggi, massima prudenza. Prima di uscire di casa controllate tutto: sedie, sgabelli, panchine, tavolini e possibilmente anche dove mettete i piedi. Non vorrei che domani qualcuno decidesse che fermarsi davanti a una porta a parlare con un vicino costituisca occupazione abusiva di suolo pubblico. Una volta a Cenadi raccontavamo le barzellette sui carabinieri. Adesso fanno meno ridere. Non perché siano diventate improvvisamente brutte. È che quando la realtà amministrativa comincia a superare la barzelletta, per la barzelletta non c’è più partita.
