Per la FP CGIL Area Vasta Centro gli spazzini sembrano puzzare. Forse aveva ragione Claudio Chiarella quando mi diceva che mi avevano affidato il comparto dell’igiene ambientale perché, dentro la categoria, di quei lavoratori importava poco. E forse, anche se mi costa ammetterlo, non ha tutti i torti neppure il mio compaesano, il dottor Totino, quando sostiene che i dipendenti pubblici sono i lavoratori più garantiti. Se la FP CGIL si comporta così, viene quasi da dargli ragione.
Negli ultimi mesi la FP CGIL Area Vasta Centro è intervenuta più volte per difendere i lavoratori della sanità, denunciando il mancato pagamento dei premi di produttività e rivendicando quanto spettava loro. Anche per i lavoratori della Giustizia E data la stessa attenzione. Battaglie sacrosante. Ma proprio per questo diventa ancora più incomprensibile il silenzio che circonda i lavoratori dell’igiene ambientale.
Il dato che più di ogni altro racconta il ridimensionamento della FP CGIL è questo: un tempo lo sciopero e i tavoli convocati in Prefettura erano strumenti ordinari per ristabilire i diritti negati ai lavoratori del comparto dell’igiene ambientale. Oggi, invece, ormai da anni, nei piccoli comuni della provincia di Catanzaro quello strumento di lotta è praticamente scomparso. E non perché le condizioni di lavoro siano migliorate o perché le aziende rispettino finalmente i contratti. Al contrario. È scomparso perché una parte del gruppo dirigente della FP CGIL sembra aver rinunciato all’idea stessa del conflitto sindacale. Alle lotte collettive preferisce le relazioni sindacali che, troppo spesso, puzzano di concertazione. Un sindacato che smette di organizzare il conflitto non rende più forti i lavoratori. Rende semplicemente più tranquille le aziende.
A Palermiti e Borgia, dove il servizio di raccolta è gestito dalla M.E.A. Manna Ecologia Ambientale s. e dalla Gruppo Barbato-holding SRL, dalle buste paga e dalla documentazione dei cambi d’appalto emergono questioni che riguardano il salario e i diritti: scatti di anzianità, maggiorazioni per il lavoro festivo e domenicale, straordinari, ferie, ROL, ex festività, indennità, istituti introdotti dal nuovo contratto nazionale e, come se non bastasse, i ritardi nel pagamento degli stipendi. Senza un controllo costante del sindacato il lavoratore resta solo davanti a una busta paga che, molto spesso, non è nemmeno in grado di leggere fino in fondo. E se il sindacato non controlla il salario, allora cosa controlla? Per non parlare del Comune di Cenadi, dove emergono ulteriori criticità. I lavoratori vengono impiegati anche nelle ore più calde della giornata, nonostante le limitazioni previste dall’ordinanza regionale a tutela della salute, e nelle attività di raccolta vengono utilizzati impropriamente anche lavoratori TIS accanto ai dipendenti dell’azienda appaltatrice, allora siamo davanti a un quadro che dovrebbe interrogare tutti.
Tutto questo dimostra quanto i lavoratori del comparto siano ormai compressi dentro un sistema che sembra non essere più governato dal contratto collettivo nazionale, ma dalla paura di esporsi, dalla rassegnazione e da un rapporto di forza sempre più sbilanciato a favore delle aziende e, troppo spesso, nell’indifferenza dei committenti pubblici. Il sindacato non può limitarsi a spedire una nota o ad aprire una vertenza quando il problema è già esploso. Il suo compito è arrivare prima. Deve unire i lavoratori, organizzare il conflitto e trasformare tanti problemi individuali in una battaglia collettiva. Altrimenti non serve un sindacalista: basta un consulente del lavoro o un avvocato. Quando una vertenza collettiva finisce nello studio di un legale significa che il sindacato ha già perso la partita.
Nei piccoli e medi comuni della provincia di Catanzaro gli appalti dell’igiene ambientale sembrano spesso costruiti per comprimere il costo del lavoro più che per garantire un servizio efficiente. Aziende che cambiano, pochi lavoratori sparsi su più comuni, controlli quasi inesistenti. È proprio qui che il sindacato dovrebbe essere presente ogni giorno: assemblee, verifica dei cedolini, controllo degli orari, confronto con i capitolati, assistenza nei cambi d’appalto. Se tutto questo manca non siamo davanti a una semplice disorganizzazione. Siamo davanti a un vuoto di tutela.
E questo vuoto rischia di diventare ancora più pericoloso con la riforma che ARRICAL sta preparando per il servizio dei rifiuti in Calabria. Se davvero la gestione passerà a un soggetto unico provinciale, nessuno può permettersi di arrivare impreparato. Perché il rischio è evidente. Se oggi non vengono ricostruiti anzianità, scatti, livelli, ferie, permessi, indennità e differenze retributive maturate negli anni, domani molti lavoratori potrebbero presentarsi davanti al nuovo gestore con una storia lavorativa mutilata. Non perché la riforma cancelli i diritti. Ma perché anni di cambi d’appalto, cedolini sbagliati e verifiche mai fatte rischiano di disperdersi tra aziende cessate, nuovi affidatari e responsabilità scaricate da uno all’altro.
È adesso che la FP CGIL dovrebbe muoversi. Comune per comune. Lavoratore per lavoratore. Ricostruendo tutta la storia contrattuale di ciascun operatore, prima che sia troppo tardi. Prima di discutere chi raccoglierà i rifiuti, bisogna stabilire con quali diritti entreranno nel nuovo sistema i lavoratori. Altrimenti il nuovo ente nascerà facendo sparire il passato dentro un enorme cassonetto amministrativo.
C’è poi un’altra contraddizione difficile da spiegare. La trattenuta sindacale arriva puntuale ogni mese. La tutela, invece, molto meno. Durante i cambi d’appalto il lavoratore continua a raccogliere gli stessi rifiuti, negli stessi paesi e per gli stessi cittadini. Eppure ferie, anzianità, permessi, ratei e trattamenti economici rischiano di evaporare tra l’impresa che esce e quella che entra. Il cambio d’appalto non può diventare una lavatrice dove entrano anni di lavoro ed escono diritti scoloriti. Le clausole sociali previste dal CCNL e dall’articolo 57 del Codice dei contratti pubblici non sono una concessione alle aziende, ma un limite imposto al loro potere. Servono a impedire che ogni cambio d’appalto diventi un’occasione per cancellare anzianità, salario e diritti dei lavoratori. Chi le considera un fastidio da aggirare non sta violando solo una norma: sta trasformando il lavoro in una merce usa e getta
Non è una gara tra sanità e igiene ambientale. È una questione di coerenza. Se un premio di produttività non pagato nella sanità merita comunicati e mobilitazioni, anche uno scatto di anzianità, un’indennità o una maggiorazione sottratti a uno spazzino meritano la stessa identica battaglia. Perché gli operatori ecologici non possono essere essenziali quando bisogna raccogliere la spazzatura e invisibili quando bisogna difendere il loro salario. Se alla fine i lavoratori decidono di cancellarsi dal sindacato, il problema non è che il sindacato non serve più. Il problema è un altro: hanno incontrato sindacalisti che hanno smesso di fare i sindacalisti. Persone convinte che il peso della propria carica conti più dei calli sulle mani e sul culo di chi ogni mattina sale su un camion della raccolta. Il sindacato o è prossimità, presenza e conflitto, oppure diventa soltanto un ufficio dove si amministrano tessere. E un sindacato ridotto a questo non difende più nessuno: difende soltanto sé stesso.
E se oggi tanti lavoratori continuano a telefonare a me, che non ricopro più alcun incarico sindacale, significa che qualcosa si è rotto. Non è nostalgia. È sfiducia. Vuol dire che ciò che avevamo costruito negli anni è stato disperso. E quando un lavoratore non chiama più il sindacato ma cerca chi, da tempo, non ne fa più parte, il problema non è di chi riceve quella telefonata. Il problema è di chi avrebbe dovuto sostituirlo e non ci è riuscito.
Se in questo contesto la FP CGIL Area Vasta Centro finisce per trasformarsi in un ufficio dove si amministrano tessere, incarichi, collocazioni e carriere di chi ama definirsi sindacalista, ma troppo spesso si limita a percepire uno stipendio che, per quello che produce, non merita. Un sindacato che preferisce contare le deleghe invece di difendere chi quelle deleghe gliele affida è destinato a perdere entrambe. Ed è esattamente quello che è già accaduto nel comparto dell’igiene ambientale, dove tanti lavoratori, stanchi dell’assenza, dell’indifferenza e della mancanza di tutela, hanno deciso di cancellarsi dalla FP CGIL. Perché le tessere non si perdono per caso. Si perdono quando i lavoratori smettono di credere che, dall’altra parte del telefono, ci sia ancora qualcuno disposto a lottare insieme a loro

