Non sono in grado di gestire l’ordinario, figuriamoci lo straordinario. Siamo ormai con le pezze al culo, e persino quelle pezze hanno cominciato a lacerarsi.
Agosto è appena iniziato e i compaesani, residenti ed emigrati, saranno intrattenuti con il consueto calendario di iniziative estive. Ma dietro la facciata di questa estate festaiola si nascondono scelte amministrative e conti che nessuna musica potrà coprire. Se il sindaco Casalinuovo e il suo vicesindaco, politicamente e amministrativamente inadeguati alla gravità della situazione, continueranno a gestire in questo modo le già scarse risorse del Comune, Cenadi resterà per anni imprigionato nell’impossibilità di risollevarsi. Dopo di loro potrebbe arrivare persino la reincarnazione di Giorgio La Pira, ma troverebbe comunque un paese finanziariamente immobilizzato e con pochissimi margini per ripartire.
Se i compaesani continueranno a giustificare, minimizzare o restare in silenzio, questa amministrazione non avrà alcun motivo per cambiare passo. Cenadi rischia così di essere seppellito sotto un disavanzo che cresce, mentre la Giunta continua a presentare l’intrattenimento estivo come se fosse governo del paese. Ma amministrare non significa organizzare qualche serata ad agosto. Significa affrontare i problemi, rendere pubblici i conti e assumersi la responsabilità dei risultati. E quando i risultati sono questi, la festa non serve a nasconderli: serve soltanto a fare più rumore del dissesto.
La Giunta comunale di Cenadi, con la deliberazione n. 24 del 25 maggio 2026, mette nero su bianco una situazione finanziaria ancora più pesante di quella già prodotta dal dissesto. Dalla rideterminazione del risultato di amministrazione al 31 dicembre 2024 è emerso un maggiore disavanzo da Fondo anticipazione di liquidità pari a 1.041.757,40 euro. Più di un milione che, secondo la stessa Giunta, altera «sostanzialmente» l’architettura dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato per il triennio 2025-2027, approvata dal Consiglio comunale ma ancora sottoposta all’istruttoria del Ministero dell’Interno. Un impatto tale da richiedere una nuova approvazione e da spingere l’Amministrazione a valutare il prolungamento del risanamento fino al 2029.
Non siamo io a dipingere scenari catastrofici. Nella delibera è scritto che questa situazione rischia di restringere gli spazi di manovra finanziaria, rallentare i pagamenti correnti e imporre «la massima cautela» nell’assunzione di nuove spese non obbligatorie. Tradotto dal burocratese: meno possibilità di spendere, pagamenti più lenti e servizi esposti a ulteriori limitazioni. Parole pesanti, deliberate e approvate all’unanimità dalla stessa Giunta. Peccato che la relazione istruttoria che dovrebbe spiegarle non compaia tra le quattro pagine pubblicate sull’Albo pretorio. Eppure, al primo punto della deliberazione, quella relazione viene espressamente dichiarata «parte integrante e sostanziale» dell’atto. Integrante sulla carta, invisibile per i compaesani.
Senza quella relazione, i cenadesi possono conoscere la cifra, ma non comprendere fino in fondo come sia stata determinata, quali effetti concreti produrrà sui conti comunali e quali misure si intendano adottare. Soprattutto, non possono valutare che cosa abbia prodotto finora il percorso di risanamento: quanto debito sia stato abbattuto, quali entrate siano state recuperate, quali spese siano state ridotte e perché, nonostante il dissesto e i sacrifici già imposti alla comunità, oggi emerga un ulteriore disavanzo superiore a un milione di euro. Pretendere che i compaesani accettino altri anni di limitazioni senza consegnare loro il documento che dovrebbe spiegare tutto non è trasparenza. È una richiesta di fiducia al buio.
La domanda, dunque, è semplice: che cosa sta realmente risanando questo risanamento? Perché, se il quadro finanziario è tanto grave da dover essere comunicato alla Corte dei conti e da rendere necessaria la rimodulazione dell’intera strategia, la relazione approvata dalla Giunta non è stata pubblicata insieme alla delibera? La trasparenza non consiste nel mostrare soltanto il conto da pagare. Significa spiegare come si è formato, chi dovrà sostenerlo e quali risultati abbia prodotto chi, fino a oggi, avrebbe dovuto ridurlo. Pubblicare quattro pagine e nascondere proprio quelle che contengono le spiegazioni significa lasciare ai compaesani il debito e trattenere per sé le risposte.
Insomma, siamo con le pezze al culo e persino quelle pezze si sono lacerate. E questa Giunta, invece di ricucirle, sembra intenzionata ad appenderle in piazza come festoni estivi. Per qualche sera basteranno musica, luminarie e spettacoli a distrarre il paese; poi si spegneranno le luci, smonteranno il palco e resterà la realtà: un altro milione di disavanzo, una relazione diventata invisibile e un conto salatissimo lasciato ai compaesani. Loro organizzano la festa. Noi paghiamo persino le pezze.
