Non parto da un sospetto, ma da un fatto osservato. A San Vito sullo Ionio ho visto giovani ragazze e ragazzi con la pettorina del Servizio Civile Universale del Comune, scope in mano, secchi, camioncino al seguito, impegnati nello spazzamento delle strade del paese. Se poi il Comune ha aderito anche ad altri progetti di servizio civile, tanto meglio saperlo. Ma proprio per questo il dubbio cresce: se i volontari vengono utilizzati così in un progetto che dovrebbe avere finalità precise, come vengono utilizzati negli altri? Non era una giornata ecologica celebrativa. Non era un evento pubblico dedicato al decoro urbano. Erano attività che, per come si presentavano, somigliavano molto più a un normale servizio di pulizia urbana che a un progetto formativo o di cittadinanza attiva.
Poiché la curiosità, a differenza della propaganda, qualche volta serve, sono andato a guardare lo specifico del progetto. E quello che emerge è chiaro: San Vito sullo Ionio risulta sede del progetto “Insieme per la sicurezza dei territori”, collocato nell’area della prevenzione e mitigazione dei rischi. La scheda progettuale parla di protezione civile, monitoraggio territoriale, prevenzione incendi, informazione alla popolazione, cultura della sicurezza. Cita perfino, in casi specifici, la pulizia di aree sensibili o la rimozione di materiali potenzialmente pericolosi. Ma una cosa è intervenire su un’area a rischio incendio; altra cosa è vedere giovani impiegati nello spazzamento ordinario delle strade del paese, attività che appare distante dalla natura del progetto.
Passando in moto dal rettilineo tornando da Chiaravalle, incuriosito, mi sono fermato e ho chiesto ai giovani perché stessero spazzando il marciapiede. All’inizio mi sono sembrati un po’ intimoriti, poi loro stessi mi hanno risposto: «Il progetto lo prevede». Conoscendo quel settore, ho detto loro che nutrivo qualche dubbio e che, a mio avviso, sarebbe stato meglio impiegare i volontari in altri ambiti. Ho chiesto se a San Vito sullo Ionio ci fosse una biblioteca. Mi hanno risposto di sì. Allora ho replicato: «Meglio stare in biblioteca, anche solo ad osservare i libri, che svolgere un’attività che, per voi, mi sembra assolutamente impropria». Erano tre ragazze e un ragazzo, insieme a un signore più adulto. Con la scopa in mano, stavano pulendo i marciapiedi. Per certi versi, il pensiero mi corre a quei lavoratori in nero che, se vengono sorpresi in cantiere, ricevono dal padrone l’ordine di dire che sono parenti o che stavano semplicemente dando una mano per quel giorno.
Ed è qui che la questione diventa politica, non burocratica. Perché se quei giovani venissero usati in mansioni improprie, il problema non sarebbe solo una possibile incoerenza amministrativa. Sarebbe un’idea profondamente distorta del lavoro e della formazione civica. Il servizio civile non nasce per tappare i buchi degli enti locali, né per sostituire pezzi di servizi ordinari. E se davvero in un comune si considera normale affidare ai volontari attività che appartengono a servizi strutturali, allora il problema non sono i ragazzi con la scopa, ma la povertà politica di chi immagina le istituzioni come luoghi dove arrangiare le carenze anziché affrontarle.
E qui la riflessione si allarga. In queste settimane proprio a san vito vediamo tanti giovani mobilitati dentro la campagna elettorale, spesso rivestiti di entusiasmo, competenze improvvisate, ruoli sociali distribuiti con generosità. Nulla di male, in sé. Ma se da una parte si usano giovani per coprire funzioni che forse non dovrebbero coprire, viene spontaneo chiedersi se altrove non si stia facendo qualcosa di simile: usare i giovani come scenografia politica, come surrogato di ciò che manca davvero. Perché tra una scopa in mano e una candidatura ornamentale, il meccanismo culturale rischia di essere lo stesso: non costruire capacità, ma coprire vuoti.
C’è poi una domanda ancora più concreta, e meno ideologica. A San Vito esiste già un servizio di igiene urbana. Lo spazzamento stradale rientra in quel servizio? Se sì, con quale organizzazione del lavoro? Quale contratto collettivo viene applicato agli operatori del comparto igiene ambientale? Sono lavoratori full-time o part-time? Perché questo cambia tutto. Se esistono operatori sottodimensionati o contratti ridotti, la risposta non può essere il ricorso episodico a volontari del servizio civile, ma una riflessione seria sulla qualità del servizio, sull’organizzazione del lavoro e, se necessario, sulla stabilizzazione e il rafforzamento del personale. Le scope, a volte, non puliscono solo le strade. Sollevano polvere anche sulle priorità politiche di un paese.
