Cenadi (CZ) · martedì 13 Ottobre 2026
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Parco eolico di San Vito: Laghi ci mette la faccia, Tino e Bruno restano dietro le pale. E Tridico?

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Il vento, oltre a muovere le pale, qualche volta solleva anche le tende dietro le quali si nasconde la politica. Ed è proprio ciò che sembra essere accaduto il 9 ottobre davanti alla Cittadella regionale, durante il presidio contro la realizzazione indiscriminata di nuovi impianti eolici. Alla manifestazione hanno partecipato circa duecento persone, numerose associazioni ambientaliste, cittadini e diversi sindaci. Più di quaranta amministratori avevano aderito all’appello. Tra i consiglieri regionali presenti c’erano Ferdinando Laghi ed Ernesto Alecci, che hanno espresso apertamente la propria contrarietà a un modello energetico che continua a considerare la Calabria una piattaforma sulla quale produrre energia da esportare altrove, lasciando sul territorio il consumo di suolo, il taglio dei boschi e le conseguenze ambientali.

Una delegazione di manifestanti, sindaci e associazioni è stata successivamente ricevuta dal vicepresidente della Giunta regionale, Filippo Mancuso. E qui emerge la prima questione politica. Durante l’incontro si è discusso proprio del Parco eolico di San Vito sullo Ionio e degli eventuali strumenti ancora utilizzabili, compresa la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato. Tra i sindaci presenti, secondo quanto riportato dai giornali, c’erano quelli di Serra San Bruno, Polia, Petrizzi, Chiaravalle Centrale, Cardinale, Centrache e Cinquefrondi.

Personalmente non ho ascoltato tutti gli interventi dei sindaci, ma, per quello che ho potuto sentire, la posizione istituzionale più concreta e coerente mi è sembrata quella del sindaco di Serra San Bruno. Ha criticato fermamente il parco eolico che si vuole realizzare, precisando però di non essere contrario alle energie rinnovabili, ma al modo in cui vengono imposte e realizzate sui territori. D’altronde, quelle stesse parole non erano soltanto impresse sugli striscioni: tutti i partecipanti, pur con sfumature diverse, sembravano condividerle. Ma il sindaco di Serra San Bruno a mio parere ha aggiunto un’altra cosa importante: occorre una regolamentazione ponderata, capace di individuare le aree non idonee e di tutelare realmente il territorio. Altrimenti, i piccoli comuni e le comunità interessate non avranno mai la forza necessaria per impedire che le multinazionali, o le società comunque legate ai colossi dell’eolico, devastino le nostre montagne. Della stessa opinione è anche il sindaco di Petrizzi, Giulio Santopolo.

Non sappiamo se il sindaco di Cenadi si sia limitato a mettere la faccia all’iniziativa o abbia partecipato anche all’incontro con il vicepresidente della Giunta regionale. L’unica cosa che possiamo dire con certezza è che era presente al sit-in. Le fotografie diffuse sui social non mentono. Tuttavia, riprendendo il significato della parabola in Matteo 22,1-14, potremmo dire che chi partecipa al banchetto della grazia senza cambiare vita cade nell’inganno dell’ipocrisia. E di ipocrisia, ormai, il sindaco di Cenadi sembra essere pieno. Perché non è sufficiente mettere la faccia a una manifestazione se poi, nel Comune che si amministra, a prevalere non è l’interesse della comunità, ma quello personale e parentale. E, considerate le condizioni nelle quali continua a governare, il suo attaccamento al potere e l’arroganza con cui continua a fare il sindaco, pur non avendo più i numeri in Consiglio comunale, rendono questa presenza non soltanto ipocrita, ma politicamente indecente.

Nelle fotografie non compariva neppure il sindaco di Centrache, ma le cronache lo inseriscono nella delegazione che ha partecipato all’incontro istituzionale. Ormai sappiamo che il sindaco di Centrache è più avvezzo ai rapporti politici con personaggi di un certo calibro. D’altronde, la sua esperienza politica sembra avere molto a che vedere con una collocazione piuttosto mobile. Se fosse una turbina eolica, potremmo dire che sarebbe una turbina con i piedi: non aspetta che cambi il vento per muovere le pale, ma si sposta direttamente là dove il vento tira. Nell’elenco, invece, non compaiono i sindaci di Olivadi e San Vito sullo Ionio. E se l’assenza di Olivadi è politicamente grave, quella del sindaco di San Vito, Antonio Tino, assume un significato molto più pesante. Il progetto porta il nome del suo Comune.

Mentre alla Cittadella si discute proprio dei possibili strumenti per contrastare il progetto, il sindaco del Comune direttamente interessato non risulta tra i presenti. Forse aveva altri impegni. Può capitare. Ma quando si amministra il Comune sul cui territorio dovrebbe sorgere un parco eolico destinato a modificare la montagna, il paesaggio e l’identità stessa di un’intera area, gli altri impegni dovrebbero diventare secondari.

Ma anche su questo aspetto emerge una cosa: il sindaco di San Vito sembra considerare i consiglieri della propria maggioranza dei sudditi, e loro fanno ben poco per smentire questa impressione. Nessuno di loro, almeno pubblicamente, ha preso posizione contro il parco eolico. Ormai abbiamo capito che i consiglieri della maggioranza, oltre a non mostrare alcuno spessore politico dentro il Consiglio comunale, sembrano incollati alle sedie più per amichettismo e fedeltà personale verso il sindaco che per difendere gli interessi del proprio Comune e salvaguardare il territorio. Parafrasando Marx, potremmo dire: “Non lo sanno, ma lo fanno”. Forse non sanno di comportarsi da sudditi, ma è esattamente ciò che fanno. Pensano di essere consiglieri comunali, mentre si comportano come sudditi di un re chiamato Tino. E non comprendono che un re può continuare a sentirsi tale soltanto perché qualcuno accetta di restare suddito.

La questione diventa ancora più interessante osservando i rapporti politici. Antonio Tino non è un sindaco politicamente isolato. Risulta inserito nella struttura politica che fa riferimento al consigliere regionale Enzo Bruno. Un legame confermato anche da altre iniziative e dalle tante fotografie che circolano sui social. Quando invece si parla del parco eolico che dovrebbe sorgere sulla montagna di San Vito, la fotografia si svuota. Il sindaco scompare e il consigliere regionale non si vede. Evidentemente le pale hanno una strana capacità: producono energia, ma interrompono i collegamenti politici.

Enzo Bruno, inoltre, non è un consigliere regionale qualunque. È il capogruppo di “Tridico Presidente”. E Ferdinando Laghi, presente al presidio e da anni impegnato contro l’eolico indiscriminato, fa parte dello stesso gruppo consiliare. La contraddizione, quindi, non attraversa due partiti diversi. Si trova dentro la stessa casa politica. Da una parte Laghi partecipa alla manifestazione, prende posizione e porta da anni la questione dell’eolico selvaggio dentro il Consiglio regionale. Dall’altra parte il suo capogruppo non risulta presente e, almeno fino a questo momento, non risulta avere espresso una posizione specifica sul Parco eolico di San Vito. A questo punto ci chiediamo da che parte sta presidente Tridico, sta con Bruno on con Laghi?

Non si può nemmeno sostenere che Enzo Bruno sia un consigliere distratto o poco presente sul territorio. Se ci fosse un qualsiasi problema, lui si catapulta immediatamente. Poi allo stesso tempo presenta interrogazioni, ma proprio per questo il suo silenzio sul Parco eolico di San Vito non può essere liquidato come semplice disattenzione. Non sappiamo cosa ci sia dietro questa assenza. Ma sarebbe altrettanto poco serio far finta che la contraddizione non esista. Si vuole evitare di mettere in difficoltà il sindaco Tino? Esistono equilibri politici o elettorali da proteggere? Il parco eolico viene considerato compatibile con il territorio? Oppure si aspetta semplicemente di capire da quale parte soffierà il vento prima di scegliere dove collocarsi?

Persino Pippo Callipo ha sentito il bisogno di assumere pubblicamente una posizione. È paradossale che un imprenditore privato esponga pubblicamente la propria posizione, mentre alcuni rappresentanti delle istituzioni sembrano considerare privata la loro.

Il sindaco Antonio Tino deve dire chiaramente da che parte sta. Se ritiene che il parco eolico rappresenti un’opportunità per San Vito, deve spiegarne pubblicamente i vantaggi e assumersi la responsabilità politica della propria posizione. Se invece è contrario, deve convocare un Consiglio comunale aperto, riferire sull’intero procedimento, spiegare perché il Comune non si sia costituito davanti al TAR e promuovere una deliberazione formale contro il progetto. Continuare a tacere non significa essere neutrali. Significa lasciare che siano altri a decidere. Anche Enzo Bruno dovrebbe chiarire la posizione del gruppo che presiede. Non è politicamente comprensibile che Laghi partecipi alle mobilitazioni e denunci l’eolico indiscriminato mentre il capogruppo rimane silenzioso proprio sulla vicenda di San Vito.

Tutto il comprensorio subirà gli effetti paesaggistici, ambientali e sociali di una scelta costruita senza un vero coinvolgimento delle comunità. Per questo ogni sindaco dovrebbe portare la questione nel proprio Consiglio comunale e lasciare una traccia formale della posizione assunta.

Alla Cittadella, il 9 ottobre, qualcuno ha manifestato, qualcuno è entrato all’incontro con Mancuso e qualcuno non si è visto. Ferdinando Laghi ci ha messo la faccia. Il sindaco di Centrache, almeno nella fase istituzionale, è risultato presente. Antonio Tino ed Enzo Bruno, invece, devono ancora spiegare dove fossero politicamente, prima ancora che fisicamente. Le pale girano perché soffia il vento. La politica, invece, gira quando non vuole dire da quale parte sta. E sulla montagna di San Vito il tempo delle giravolte dovrebbe essere finito.


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