Cenadi (CZ) · sabato 29 Agosto 2026
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Cenadi

Lettera aperta alla squadra ASD Cenadi.

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Devo premettere una cosa: io di calcio non capisco niente. Potrei scrivere di tutto, bene o male, ma se dovessi parlare di schemi, tattiche e moduli probabilmente non saprei nemmeno da dove cominciare. L’unica cosa che mi sento di augurarvi, prendendo in prestito le parole di Papa Francesco, è questa: «Non accontentatevi di un pareggio mediocre». Certo, come ha ricordato il presidente Totino, la vittoria è l’obiettivo da ricercare in campo. Ma io penso che si possa vincere anche senza portare a casa, come si suol dire, il risultato. Si può vincere anche facendo una bella partita, dando tutto quello che si ha, riuscendo a creare qualcosa che resta oltre il tabellone finale.

È quello che, secondo me, è successo al Catanzaro nell’ultima partita utile per provare a salire in Serie A. Non è riuscito ad arrivare al traguardo, ma sono altrettanto convinto che una partita si possa vincere anche quando un allenatore e i suoi calciatori riescono a far piangere i propri tifosi non per rabbia, ma per emozione. L’immagine di quel bambino con le lacrime agli occhi, consolato dall’allenatore, e quella splendida cartolina di rispetto e affetto che i tifosi hanno regalato ai giocatori dopo la partita rappresentano, a modo loro, un’altra forma di vittoria.

È importante che lo sport, e quindi anche il gioco del calcio, rimanga prima di tutto un gioco. Perché soltanto se rimane tale può fare bene al corpo e allo spirito, sia di chi scende in campo sia di chi segue la partita dagli spalti. È importante giocare, ma non limitatevi soltanto al gioco: mettetevi in gioco. Nella vita come nello sport. Mettetevi in gioco nella ricerca del bene, nel rapporto con gli altri, nel rispetto di chi avete davanti. E non accontentatevi mai di un pareggio mediocre. Non accontentatevi di una vita tiepida, né dentro il campo né dentro il perimetro più grande della vostra esistenza. Andate avanti e cercate la vostra vittoria con lo stesso spirito e con la stessa emozione racchiusa nelle lacrime di quel bambino tifoso del Catanzaro. Cercate la strada dell’educazione, quella dello sport e, soprattutto per i più giovani, quella del lavoro e della costruzione del proprio futuro.

Non siate individualisti in campo e cercate di non esserlo nemmeno nella vita. L’individualismo ammazza il calcio e, anche se io di calcio continuo a non capirne niente, penso che un buon assist, un passaggio fatto bene, un’intuizione, un triangolo riuscito possano generare bellezza anche quando alla fine il pallone non entra nella porta dell’avversario. Di sicuro l’allenatore avrà una sua strategia, ma dentro una squadra nessuno dovrebbe sentirsi inferiore agli altri e, soprattutto, tutti dovrebbero sentirsi incompleti senza l’altro. Perché una squadra esiste proprio quando ciascuno comprende che da solo può anche essere bravissimo, ma senza gli altri non arriva da nessuna parte.

Ho apprezzato molto anche la decisione di lavorare sul comportamento che i giocatori devono tenere in campo. Spero, però, che non rimangano soltanto parole, ma che diventino un vero protocollo, una sorta di codice etico del giocare bene, del rispetto dell’avversario, dell’arbitro e dei propri compagni, evitando falli inutili ed eccessi che con lo sport hanno poco a che vedere. Perché se alla fine il prossimo campionato dovesse registrare gli stessi comportamenti del campionato passato, allora quelle belle parole rischierebbero di trasformarsi nella solita retorica utilizzata per infiocchettare intenzioni alle quali poi non segue nessun comportamento conseguente.

E poi c’è una cosa che, secondo me, dovreste provare a fare con tutti i mezzi possibili: integrare nella squadra di Cenadi anche ragazzi migranti. Anzi, tra le tante iniziative parallele che state costruendo, mi piacerebbe che proprio questa diventasse una caratteristica della squadra: una squadra realmente multiculturale. Sarebbe un valore aggiunto non soltanto dal punto di vista sportivo, ma soprattutto perché attraverso il calcio si può costruire, senza bisogno di grandi discorsi, una cultura concreta dell’incontro e dell’accoglienza. A volte basta condividere uno spogliatoio, passarsi un pallone e festeggiare insieme un gol per abbattere muri che cento convegni non riescono nemmeno a scalfire.

E infine vi dico, come al solito, quello che penso davvero. Io avrei preferito che, invece di costruire soltanto una squadra di Cenadi, fosse nata una squadra capace di mettere insieme Cenadi, San Vito sullo Ionio, Olivadi e Centrache, sia nella composizione societaria e organizzativa sia nella presenza dei calciatori. Mi piacerebbe pensare che, con il tempo, possa nascere qualcosa del genere: non più soltanto la squadra di un singolo paese, ma una squadra capace di rappresentare territori diversi. Non soltanto una squadra di pallone, quindi, ma magari il piccolo inizio di qualcosa di molto più importante: una vera integrazione territoriale tra Comuni che oggi continuano troppo spesso a pensarsi come piccoli mondi separati, nonostante abbiano gli stessi problemi, le stesse difficoltà e, forse, anche lo stesso futuro.

L’ultimo consiglio che voglio darvi è questo: fate politica. Non quella partitica, fatta di fazioni, appartenenze e tifoserie, ma quella con la P maiuscola. Prendete posizione quando serve, anche contro le barbarie di cui il mondo di oggi è pieno. Siate contro la guerra, dalla parte della solidarietà e dell’accoglienza. Non abbiate paura di esporvi e non cadete in quella stupida retorica secondo cui voi dovreste occuparvi soltanto di pallone, perché siete calciatori o dirigenti di una squadra. Prendete posizione quando nei nostri paesi ci sono violenze contro le donne. Prendete posizione quando lo sfruttamento del lavoro colpisce in maniera evidente il nostro territorio. Prendete posizione quando vedete un’ingiustizia. E, se serve, siate anche un po’ come Maradona: denunciate quando lo sport smette di essere sport, si trasforma in un ginepraio di interessi e tradisce la sua funzione sociale.

Io non sono il sindaco di Cenadi e non posso certamente indossarne la fascia al posto suo. Però, da vostro compaesano, voglio ringraziare io il sindaco di Centrache e quello di San Vito sullo Ionio per la loro presenza. Lo so, è poco: dovranno accontentarsi del mio ringraziamento. Del resto, per come è stato ridotto Cenadi, penso che il nostro sindaco non meriti nemmeno di presenziare alle vostre iniziative, a quelle della Pro Loco o a quelle di qualsiasi altra associazione cenadese. A mio parere, anzi, queste associazioni dovrebbero cominciare anche a lasciarlo fuori da qualche fotografia e da qualche passerella, per fargli capire che Cenadi non merita il suo modo di amministrare e, soprattutto, il suo modo di concepire una comunità. Perché non basta presentarsi quando c’è un microfono, una sedia in prima fila o una fotografia da fare: una comunità bisogna viverla, rispettarla e amministrarla ogni giorno. La sua presenza alle iniziative, dovrebbero essere contestate per come affatto la ragazza con Salvini ad un concerto dedicato a De Andre’. “Il ministro dei temporali/ In un tripudio di tromboni/ Auspicava democrazia /Con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni.”

Finisco davvero con un’ultima cosa. Per quello che potrò, vi terrò d’occhio e non vi risparmierò nessuna critica. Ma ricordatevi sempre che le mie critiche non hanno mai l’intento di distruggere: servono, almeno nelle mie intenzioni, a far crescere coscienza. Io desidero che nel mio paese non ci si limiti semplicemente a riempire spazi lasciati vuoti, ma che si costruiscano relazioni, occasioni, comunità. Che si costruiscano ponti e non muri, come ha ricordato anche Stefano durante la sua presentazione.

A proposito di Stefano. Un ultimo consiglio organizzativo ve lo devo dare: quando gli mettete un microfono in mano, tenete sempre un dito vicino al pulsante per spegnerlo. Se supera i quindici, massimo venti minuti, stutatìdi u microfono. Visto che è stato un accademico, i suoi quindici minuti gli spettano per diritto acquisito. Dal sedicesimo in poi, però, non è più una presentazione: è un corso universitario con obbligo di frequenza.

Buon campionato.

Giovanni u fhighiu e cicciu.



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