Cenadi (CZ) · sabato 29 Agosto 2026
Più rompi piu liberi

U Troppitu

Cenadi

Cenadi: “Montagnammare”, la montagna celebrata sul palco e abbandonata nella realtà.

Ascolta l’articolo

Il 3 agosto, nella Villa comunale di Cenadi, Dott. Domenico Casalinuovo, sarà presentato il libro Montagnammare di Eliana Iorfida. A portare i saluti istituzionali sarà il sindaco Francesco Casalinuovo. Si parlerà, presumibilmente, di luoghi, radici, paesaggi, memoria e appartenenza. Tutte parole bellissime. Il problema è che, a Cenadi, le parole servono sempre più spesso a raccontare ciò che la politica, nei fatti, non riesce oppure non vuole difendere.

Appena il giorno prima, il 2 agosto, nelle Serre calabresi si terrà una marcia contro l’installazione indiscriminata delle pale eoliche industriali e in difesa di un territorio minacciato da progetti capaci di modificarne profondamente il paesaggio. Altrove cittadini, associazioni e amministratori si mobilitano. A Cenadi, invece, il sindaco continua a non dire pubblicamente da che parte sta. Eppure il progetto eolico che interessa San Vito sullo Ionio non riguarda un territorio lontano: coinvolge la montagna che appartiene anche alla storia, alla vita e all’identità dei cenadesi. 

La contraddizione, dunque, è quasi perfetta. Il 3 agosto il sindaco saluterà un libro che porta nel titolo la montagna; il giorno prima, però, altri cammineranno per difendere quella vera. Quella fatta di alberi, sentieri, acqua, silenzio e memoria. Quella che non può essere chiusa al termine della presentazione e riposta ordinatamente sopra uno scaffale. È facile celebrare il territorio quando diventa letteratura. Più difficile è difenderlo quando davanti si presentano interessi economici, società private e progetti industriali.

Io non conosco l’autrice del libro e non ho ancora letto il suo lavoro. Conosco, però, la forza della letteratura: quella che non si limita a imprimere parole sulle pagine, ma lascia un’impronta nelle coscienze. Le parole, quando custodiscono pensieri autentici, non rimangono scritti sterili. Possono diventare resistenza contro la barbarie e l’inciviltà che devastano i nostri territori, avvelenano la convivenza politica e minacciano ciò che abbiamo di più sacro: la nostra montagna.

Amo la letteratura di montagna. Tra gli scrittori che stimo, per il valore delle loro opere e per il coraggio delle loro prese di posizione, c’è Paolo Cognetti. Credo sia difficile appartenere a una comunità di montagna senza essersi mai confrontati con i suoi libri. Così come non si può ignorare Donatella Di Pietrantonio e il suo romanzo “L’età fragile”, vincitore del Premio Strega, nel quale il territorio non è uno sfondo da cartolina, ma una presenza viva, ferita, capace di custodire memoria e verità. Per non parlare di Mario Rigoni Stern e Walter Bonatti, fino ad arrivare a Mauro Corona: giganti che hanno fatto della letteratura una forma di resistenza. Persino le poesie di Erri De Luca, prima che si perdesse in dichiarazioni assurde su Israele, riuscivano a smuovere il mio immaginario. Oggi le leggo con occhi diversi. Eppure, anche quelle poesie continuano a rappresentare una forma autentica e pura di resistenza.

Non conosco il pensiero dell’autrice di “Montagnammare” e non intendo attribuirle posizioni che non ha espresso. Mi chiedo, però, quale significato possano assumere le parole di un libro dedicato alla montagna quando, durante la sua presentazione, i saluti istituzionali vengono affidati a chi quella montagna dovrebbe difenderla e, invece, davanti al pericolo che venga trasformata e devastata, sceglie il silenzio. Se l’autrice conoscesse fino in fondo questa contraddizione, probabilmente proverebbe almeno un certo disagio nel vedere il sindaco prendere il microfono e pronunciare parole sul territorio, sulle radici e sulla montagna. Perché, quando non sono accompagnate dai fatti, anche le parole più belle diventano un esercizio di incoerenza. E la montagna non si difende presentando un libro per una sera. Si difende prendendo posizione quando conta.

E la stessa Pro Loco, che organizza la presentazione, non può limitarsi a preparare il palco e sistemare le sedie. Se non prende posizione e non partecipa alla marcia del 2 agosto, rinuncia a rappresentare quella comunità che il sindaco, con il suo silenzio, non riesce a difendere. Dimostrerebbe così una cosa molto semplice: che, per loro, la letteratura non è uno strumento capace di scuotere le coscienze, alimentare la resistenza e produrre cambiamento. È soltanto un buco da riempire nel programma delle serate accaldate di un’estate qualunque. Perché non basta presentare un libro che parla di montagna. Bisogna avere anche il coraggio di camminare accanto a chi la montagna vera sta cercando di difenderla. Non si tratta di essere contro ogni forma di energia rinnovabile. La transizione energetica è necessaria, ma non può trasformare le aree interne della Calabria in una colonia energetica: società e profitti, torri, strade, cemento e alterazione del paesaggio sulle nostre montagne. 

Non voglio in alcun modo giustificare gli assalti compiuti dai black bloc nel cantiere della TAV. Ma, in tutta onestà, preferisco vedere corpi che si mobilitano contro la barbarie che devasta i luoghi, anziché assistere al silenzio rassegnato di una tranquilla serata estiva. Credo che soltanto attraverso la partecipazione — civile, certamente, ma ferma e concreta — si possa frenare l’abominevole voracità di un sistema economico capitalista che cannibalizza i territori in nome del profitto, senza tenere in alcuna considerazione le persone che quei luoghi li abitano, li custodiscono e li vivono da sempre.

In altri territori, l’azione congiunta dei sindaci e delle comunità ha già dimostrato che opporsi con atti formali può produrre risultati concreti. Il sindaco di Cenadi, allora, può certamente presentare Montagnammare. Ma prima o poi dovrà spiegare ai cenadesi quale montagna vuole lasciare loro: quella raccontata nei libri oppure quella vera, consegnata nel silenzio agli interessi industriali. Perché la montagna celebrata sopra un palco dura una sera. Quella devastata resta così per generazioni.


Condividi questo articolo
FacebookWhatsAppTelegramXEmail