Una mano da Roma, un Consiglio ad ammucciuni e i loculi ancora da assegnare.
Da quasi tre mesi monitoro con attenzione l’Albo pretorio del Comune di Cenadi. Quando riscontro anomalie, omissioni o documenti che non consentono di ricostruire con chiarezza un procedimento amministrativo, segnalo tutto agli organi competenti. Non si tratta di cercare cavilli, ma di pretendere quella trasparenza che un’amministrazione pubblica dovrebbe garantire spontaneamente, senza aspettare che sia un cittadino a reclamare atti e spiegazioni.
Negli ultimi mesi è accaduto, in particolare, con due deliberazioni della Giunta comunale. La prima riguarda la rideterminazione del risultato di amministrazione al 31 dicembre 2024, dalla quale è emerso un maggiore disavanzo di – 1.041.757,40 euro -, che si aggiunge alla già grave situazione finanziaria del Comune. La deliberazione è stata pubblicata senza l’allegato indispensabile per comprendere con precisione come sia maturato questo ulteriore squilibrio, quali siano le sue componenti e perché sia emerso soltanto adesso. Un milione di euro non è un dettaglio da nascondere dietro una delibera incompleta.
La seconda riguarda una variazione urgente di bilancio di – 28.437,07 euro -, destinata agli incentivi per le funzioni tecniche. Trattandosi di una variazione adottata dalla Giunta in via d’urgenza, doveva essere sottoposta alla ratifica del Consiglio comunale entro il termine previsto dalla legge. Eppure, nell’Albo pretorio non risultavano pubblicate né la convocazione del Consiglio né la successiva deliberazione di ratifica. Nessun avviso pubblico facilmente accessibile aveva informato i compaesani della seduta e degli argomenti da discutere.
Non posso affermare che il sindaco agisca “in segreto” a “ammucciuni si” perché teme che i compaesani conoscano gli atti. Posso però constatare un fatto: le informazioni non vengono rese pubbliche in modo chiaro, tempestivo e accessibile. E quando un Consiglio comunale si riunisce senza che il paese ne sappia nulla, la segretezza non ha bisogno di essere dichiarata. Diventa il risultato concreto di un’amministrazione che sembra considerare la partecipazione dei compaesani non un diritto, ma un disturbo.
La maggioranza consiliare, e soprattutto quell’opposizione senza i cui voti oggi il sindaco non avrebbe più i numeri per continuare ad amministrare, dovrebbe spiegare ai compaesani che cosa sta realmente sostenendo. In una condizione politica appena dignitosa, una maggioranza costretta ad aggrapparsi ai voti dell’opposizione per restare in piedi avrebbe già preso atto del proprio fallimento. E se in questi mesi il sindaco avesse avuto un sussulto di dignità politica, si sarebbe dimesso. Ma rinunciare al Comune significherebbe, per lui e per il vicesindaco, perdere quel giocattolo al quale sembrano aggrappati con tutte le loro forze. E questo, evidentemente, è un colpo che non riuscirebbero a sopportare.
Inoltre, i consiglieri comunali non possono continuare a comportarsi come se il loro compito fosse soltanto quello di alzare la mano. Ognuno di loro risponde politicamente delle decisioni che approva, degli atti che non controlla e delle domande che rinuncia a porre. Essere fedeli al sindaco, al vicesindaco o alle proprie appartenenze familiari non significa rinunciare alla funzione per la quale si è stati eletti. Altrimenti il Consiglio comunale smette di essere il luogo del confronto democratico e diventa soltanto la stanza in cui si certificano decisioni prese altrove.
Sia chiaro: non sto parlando di appartenenze o infiltrazioni criminali. Il confronto riguarda esclusivamente il metodo. Nella cultura della ’ndrangheta la “pungiuta” suggella un vincolo di obbedienza e appartenenza; nel Consiglio comunale di Cenadi non occorre arrivare a tanto, perché sembrano bastare la subordinazione politica, il silenzio e la rinuncia a esercitare liberamente il proprio mandato. Cambiano i riti e, naturalmente, cambia la natura delle organizzazioni, ma resta inquietante una concezione del potere fondata sulla fedeltà alle persone anziché sulla responsabilità verso la comunità. E, osservando le dinamiche consiliari, persino le differenze tra ciò che rimane della maggioranza e una parte dell’opposizione diventano sempre più difficili da riconoscere.
A questo punto, però, una domanda se la fanno in molti: quando, finite le vacanze, uno dei consiglieri di opposizione tornerà a Roma, come farà il sindaco a convocare il Consiglio comunale, dal momento che quella mano sembra ormai indispensabile per approvare qualsiasi deliberazione? E, considerato anche il costo della benzina, quanto costa tornare a Cenadi soltanto per alzarla? Sono spese che il consigliere sostiene interamente di tasca propria oppure esistono rimborsi, contributi o altre forme di sostegno? Non sto insinuando nulla: chiedo semplicemente trasparenza. Perché, quando una maggioranza dipende anche da una mano che arriva da Roma, è legittimo sapere almeno chi paga il viaggio.
A Cenadi la trasparenza amministrativa continua a essere trattata come un fastidio. Il Consiglio comunale viene convocato senza che i compaesani siano adeguatamente informati: nessun avviso facilmente visibile, nessuna comunicazione pubblica capace di permettere ai compaesani di conoscere l’ordine del giorno e assistere alla seduta. Formalmente sarà stato rispettato qualche adempimento. Politicamente, però, un Consiglio comunale celebrato all’insaputa del paese è un Consiglio svuotato della sua funzione pubblica.
La contraddizione diventa ancora più grave se si guarda alla vicenda dei loculi cimiteriali. Il problema delle incongruenze contenute nel regolamento è stato formalmente segnalato almeno il 5 maggio 2026. Sono trascorsi circa quattro mesi, ma il Consiglio comunale non è stato ancora convocato per correggere quelle disposizioni e concludere finalmente la procedura di assegnazione. Nel frattempo, ai compaesani sono stati chiesti e incassati i soldi, mentre i loculi continuano a non essere assegnati. Il Comune pretende puntualità dai compaesani, ma quando deve adempiere ai propri obblighi scopre improvvisamente la virtù della lentezza. Quando, invece, bisogna mettere a posto una variazione di bilancio destinata agli incentivi tecnici, il Consiglio si riesce a convocare. E lo si fa senza una comunicazione pubblica degna di questo nome. Per i tecnici si trovano la seduta, il tempo e l’urgenza; per i compaesani che hanno pagato e aspettano da mesi, rimangono il silenzio e il rinvio.
La questione, ormai, non riguarda soltanto i loculi. Riguarda un modo di amministrare nel quale gli atti vengono pubblicati quando conviene, i Consigli comunali diventano quasi riunioni riservate e i compaesani vengono informati soltanto quando devono pagare. A Cenadi persino la trasparenza sembra avere una corsia preferenziale: corre quando bisogna liquidare qualcuno, si ferma davanti al cancello del cimitero quando bisogna rispettare i diritti dei compaesani.

