In questi giorni d’estate Cenadi torna a riempirsi. Arrivano i nostri emigrati, soprattutto dalla Francia. Riaprono le case, si ritrovano parenti e amici, si riempiono piazze, bar e feste e, per qualche settimana, il paese sembra persino ricordarsi di essere ancora vivo. Per strada senti parlare francese e Cenadi, per una ventina di giorni, sembra quasi una comunità multiculturale. Poi arriva l’inverno, il paese si svuota e il silenzio rimette tutto al proprio posto. Ed è proprio ai cenadesi di Francia che voglio rivolgere una domanda semplicissima: ma da voi sarebbe normale che un amministratore comunale percepisse l’indennità della propria carica risultando però assente dalla maggior parte delle riunioni dell’organo nel quale dovrebbe esercitarla? Lo accettereste con la stessa serenità con cui noi cenadesi, ormai dotati di uno stomaco amministrativo d’acciaio, sembriamo capaci di digerire quasi tutto?
Non penso che la Francia sia il paradiso della democrazia. Anche lì ci saranno cattivi amministratori, clientele, assenteismo, opportunisti e cittadini che della politica se ne fregano. Però, per quello che sono riuscito a capire, esiste un principio che dalle nostre parti potrebbe sembrare rivoluzionario: l’indennità è collegata anche all’esercizio effettivo delle funzioni. In parole povere, se vieni pagato per fare una cosa, sarebbe auspicabile persino farla. Un concetto che a Cenadi rischierebbe di essere scambiato per estremismo politico. E allora torno alla domanda: se nel vostro Comune un assessore fosse assente dalla maggioranza delle riunioni dell’esecutivo ma continuasse tranquillamente a percepire l’indennità, voi cosa direste?
La questione diventa ancora più curiosa perché l’assessore del quale stiamo parlando la Francia la conosce molto meglio di me. Ci ha trascorso gran parte della propria vita e, secondo quanto viene raccontato in paese, avrebbe ricoperto anche un ruolo dirigenziale nel mondo della scuola. Dovrebbe quindi conoscere il significato di parole come responsabilità, funzione, servizio e istituzione. Poi sono arrivate la pensione, Cenadi e la politica. Di solito sono i pensionati italiani che, con pensioni spesso modeste, cercano Paesi dove vivere pagando meno tasse. A Cenadi abbiamo innovato anche questo modello: si torna dalla Francia e, insieme alla carriera amministrativa, sembra svilupparsi pure un sorprendente dinamismo imprenditoriale. Naturalmente essere imprenditore e assessore non è una colpa. La questione nasce quando attività privata e funzione pubblica sembrano avvicinarsi troppo: allora la trasparenza dovrebbe essere assoluta, perché in politica non basta essere corretti, bisogna anche evitare che possano sorgere dubbi ragionevoli su dove finisca l’interesse pubblico e cominci quello personale.
Ma il problema, in fondo, non è neppure soltanto lui. Siamo noi. Un assessore può essere assente alle sedute della Giunta, può persino votare cose che non capisce — e su questo, bisogna riconoscerlo, gode di una compagnia numerosa — ma una comunità dovrebbe almeno accorgersene. Invece a Cenadi abbiamo sviluppato una straordinaria capacità di adattamento. Siamo bravissimi a osannare chi arriva da fuori senza conoscerne davvero lo spessore politico, amministrativo o culturale, e altrettanto bravi a delegittimare i compaesani “indigeni”, quelli che magari del paese, della sua storia e delle sue contraddizioni conoscono fin troppo. Il forestiero diventa facilmente statista; il compaesano che rompe i coglioni diventa automaticamente il problema.
Eppure siamo informatissimi. Al bar discutiamo di Macron, Meloni, Trump, Vannacci, dell’Europa, dell’America, delle guerre e dell’economia mondiale. Sul sindacato poi diventiamo tutti segretari generali: sappiamo cosa dovrebbe fare la CGIL, quando scioperare, quando tacere e possibilmente anche chi dovrebbe dimettersi. Tra sindacato francese e italiano avrei parecchio da dire, ma rischieremmo di perdere per strada il nostro assessore. Il capolavoro arriva comunque quando dal bar ci spostiamo verso il Municipio. Seduti davanti al caffè siamo magistrati della Corte dei conti, costituzionalisti, avvocati, economisti ed esperti di bilancio. Basta attraversare Piazza Fontana e diventiamo improvvisamente prudentissimi: “Sono fatti loro”, “fatti i cazzi tua”, “tanto sono tutti uguali”. Il senso civico cenadese ha una geografia precisissima: termina nel punto esatto in cui potrebbe comparire il cugino, il compare, l’amico o il parente dell’amministratore che trenta secondi prima stavamo massacrando al bar.
E allora approfitto dell’estate per lanciare una piccola consultazione popolare internazionale. Cari cenadesi di Francia, mentre siete qui non raccontateci soltanto quanto costa il pane a Parigi, quanto è lunga una baguette, come funzionano gli ospedali o quante tasse pagate. Raccontateci soprattutto questo: nel vostro Comune sarebbe normale un assessore assente dalla maggioranza delle sedute dell’esecutivo ma puntualmente presente quando arriva l’indennità? Lo considerereste politicamente e civicamente accettabile oppure gli chiedereste almeno per quale motivo è stato eletto?
E già che ci siete, raccontateci anche cosa accadrebbe nei vostri municipi. Spiegateci se siamo noi ad essere diventati troppo esigenti oppure se Cenadi si è semplicemente abituata all’inaccettabile fino a trasformarlo in ordinaria amministrazione. Poi, visto che conoscete bene la Francia e magari conoscete pure il nostro assessore, ricordategli quanto deve essere bella: le città, le scuole, i municipi, la civiltà amministrativa, i croissant. Chissà che non gli torni un po’ di nostalgia.
E se proprio riuscite a convincerlo a ritrasferirsi, state tranquilli: il biglietto di sola andata glielo rimborseremo.
