Cenadi (CZ) · sabato 29 Agosto 2026
Più rompi piu liberi

U Troppitu

Cenadi

Lettera aperta al nuovo coordinatore del Sunia- Cgil Area Vasta Centro.

Ascolta l’articolo

Un consiglio te lo voglio dare. Da pochi giorni sei diventato referente del SUNIA per le province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Non aspettare che arrivino le telefonate per intervenire e non restare chiuso nelle stanze a programmare qualche presenza alle iniziative. Prova, invece, a diventare prossimo a chi ha realmente bisogno di tutela. Ti posso assicurare che sono numerose le famiglie che vivono negli alloggi dell’ATERP o dei Comuni e che avrebbero bisogno di essere ascoltate e difese. Ci sono canoni non adeguati alla condizione reddituale, come previsto dalla legge; mensilità richieste più volte; comunicazioni con le quali gli assegnatari dichiarano il proprio reddito e chiedono l’applicazione del canone corretto, ma che rimangono senza risposta.

Ci sono edifici che versano in condizioni di degrado e segnalazioni alle quali l’ATERP non risponde. Ci sono persone temporaneamente allontanate dalla propria abitazione perché l’appartamento è stato distrutto da un incendio, ma che continuano a ricevere richieste di pagamento del canone. Le stesse persone, a distanza di anni, non hanno ancora ricevuto rassicurazioni concrete sui lavori necessari per poter tornare a vivere nella propria casa. In Calabria e, per quanto conosco direttamente, anche nei territori a me vicini, molti assegnatari vengono compressi dentro meccanismi clientelari, soprattutto durante le campagne elettorali. Amministrazioni che, invece di aiutarli a ottenere il rispetto dei loro sacrosanti diritti, finiscono per trasformarne il bisogno in consenso elettorale.

A Cenadi, a Olivadi e in altri Comuni della zona, l’ATERP aveva inizialmente previsto interventi di messa in sicurezza degli edifici attraverso finanziamenti legati al PNRR. Se quegli interventi non sono stati realizzati e le risorse sono state perdute, bisogna ricostruire con precisione che cosa sia accaduto, individuare le responsabilità e spiegarlo pubblicamente agli assegnatari. Su questo servono atti e risposte, non supposizioni. Il diritto alla casa, in Calabria, non è una questione da sottovalutare. È una ferita che, senza l’intervento di chi dovrebbe rappresentare e tutelare queste famiglie, continuerà ad allargarsi. E quando una ferita viene ignorata troppo a lungo, non esiste comunicato, convegno o iniziativa di facciata capace di cicatrizzarla.

Devi lavorare nei territori, nei paesi e nelle città che rientrano nelle tue competenze. Non soltanto per aumentare il numero degli iscritti al SUNIA o consentire loro di accedere ai servizi, ma per costruire presenza, fiducia e partecipazione. Devi diventare prossimo. Devi contribuire a creare, attraverso la solidarietà, una comunità unita e consapevole, capace di difendere con la lotta diritti che non sono soltanto individuali, ma appartengono a tutti. Perché un sindacato che aspetta le telefonate amministra i problemi. Un sindacato presente nei territori prova a risolverli.

La mia prima esperienza politica e di lotta dentro Rifondazione Comunista riguardò proprio il diritto alla casa. All’epoca era ancora in vigore la legge sull’equo canone. Quella legge fu successivamente abolita e sostituita da una normativa che introdusse diverse forme di contrattazione per gli immobili destinati a uso abitativo e temporaneo. Una riforma sostenuta anche dalla sinistra e verso la quale sono sempre stato profondamente critico. Grazie allo sportello per la casa istituito nella sezione di Casal Bertone, aiutammo studenti universitari fuori sede, anziani e famiglie in difficoltà. Le mie prime battaglie furono lotte anche dure, comprese le occupazioni di immobili pubblici lasciati inutilizzati. Fu un’esperienza che mi formò politicamente e mi fece comprendere fino in fondo il significato del diritto alla casa.

Con il superamento dell’equo canone, i prezzi degli affitti aumentarono progressivamente. Senza canoni realmente calmierati e senza una seria politica abitativa, il mercato si è trasformato in una palude nella quale tutto è diventato più difficile e i diritti sono stati sacrificati alle logiche speculative. Non possiamo tornare indietro, ma possiamo ancora lottare per costruire una coscienza collettiva che sottragga il diritto alla casa ai favoritismi e lo riconosca per ciò che dovrebbe essere: un diritto universale, garantito a tutti.

Spero che ti impegnerai in questa direzione. Spero soprattutto che riuscirai a portare la tutela fuori dal recinto della burocrazia, trasformandola in presenza nei territori, organizzazione e lotta vera per il riconoscimento del diritto alla casa.

Condividi questo articolo
FacebookWhatsAppTelegramXEmail