Questo articolo nasce dalle segnalazioni di numerosi abitanti di Cenadi, di San Vito sullo Ionio e dei paesi limitrofi, costretti ogni giorno a percorrere il tratto della strada provinciale 171 lasciato da mesi in condizioni precarie e potenzialmente pericolose.
Da un lato ci sono il nostro sindaco e il nostro vicesindaco, che girano rughi rughi, viniadi viniadi per il paese, alla ricerca di edifici abbandonati da segnalare e di proprietari ai quali notificare, successivamente, ordinanze imperative per imporne il ripristino. Come se quegli immobili fossero stati demoliti o abbandonati l’altro ieri, quando, in realtà, si trovano in quelle condizioni da anni.
Soltanto adesso, per una sorta di proprietà transitiva della responsabilità, sembrano essersene accorti. E così, per deresponsabilizzarsi e salvaguardare il proprio ruolo da eventuali conseguenze future, agiscono contro compaesani talvolta inermi, altre volte lontani da Cenadi. Quando bisogna colpevolizzare un compaesano, sono sempre i primi ad agire. Quando, invece, le ditte impegnate nei lavori di posa delle tubazioni della rete fognaria lasciano le opere a metà, trasformandole in un cantiere perennemente incompiuto, nei loro confronti restano muti. Muti come lo sono tuttora davanti al tratto incompiuto della strada provinciale 171, che collega Cenadi a San Vito sullo Ionio. Da mesi la carreggiata è attraversata da un solco ricoperto di cemento che, con il passare del tempo, ha creato in diversi punti un dislivello pericoloso per le automobili e, soprattutto, per i motociclisti.
Si parla tanto di sicurezza stradale quando sui giornali o in televisione vengono raccontati incidenti mortali avvenuti sulle nostre strade. Molte volte questi incidenti sono causati dall’eccessiva velocità dei mezzi. Altre volte, però, dipendono dalla scarsa manutenzione del manto stradale oppure, come in questo caso, da lavori che sembrano non finire mai e che non vengono adeguatamente segnalati né messi in sicurezza. L’estate è ormai cominciata. A testimoniarlo sono i cartelloni delle iniziative che ogni Comune, in questi giorni, pubblicizza con grande enfasi. Di conseguenza, rispetto ai mesi invernali, il traffico sulle nostre strade è notevolmente aumentato. Mezzi pesanti, autovetture e motocicli che si spostano da un paese all’altro sono costretti a fare i conti con il degrado incontrollato della viabilità interna.
Durante convegni, incontri e manifestazioni, soloni, intellettuali, amministratori e affini parlano continuamente dello spopolamento e dell’abbandono delle aree interne. La loro propaganda, però, si scontra ogni giorno con la realtà. Una realtà che, a differenza delle parole, viene sbattuta sotto gli occhi di chi nelle cosiddette aree interne e montane ci abita davvero, percorre quelle strade e ne subisce quotidianamente l’incuria. In questi mesi, riprendendo una proposta avanzata da Pasquale Tridico durante la campagna elettorale, il presidente Roberto Occhiuto ha annunciato di voler cancellare il bollo auto. Una tassa di possesso che alimenta le entrate regionali, mentre i calabresi continuano a percorrere strade ridotte a un colabrodo. Più che annunciare l’abolizione del bollo, bisognerebbe spiegare ai calabresi come vengono impiegate le risorse già incassate e perché, nonostante le tasse pagate, la viabilità calabrese continui a essere abbandonata al degrado.
Dal punto di vista amministrativo, un appalto pubblico non può considerarsi correttamente eseguito quando l’opera viene lasciata incompiuta e, soprattutto, quando il cantiere determina una situazione di pericolo per chi percorre la strada. Possono esserci sospensioni, proroghe, varianti o problemi tecnici, ma nessuna di queste circostanze giustifica l’abbandono della carreggiata nelle condizioni in cui si trova oggi il tratto della provinciale 171 tra Cenadi e San Vito sullo Ionio. Qualcuno dovrebbe quindi spiegare chi ha disposto quei lavori, quale impresa li sta eseguendo, perché siano fermi, quali siano i tempi previsti per il completamento e chi abbia verificato la sicurezza della strada. Perché le responsabilità non possono essere cercate soltanto dentro le case abbandonate dei compaesani. Esistono anche responsabilità pubbliche, cantieri incompiuti, controlli non effettuati e silenzi amministrativi.
Ed è proprio qui che l’efficienza del sindaco e del vicesindaco sembra improvvisamente arrestarsi: inflessibili con il compaesani, prudenti con le imprese e muti davanti alle responsabilità delle stesse aziende. Le ordinanze, evidentemente, viaggiano soltanto in una direzione. La responsabilità, invece, dovrebbe percorrerle tutte.

