U fhighiu e ciccu via ragiuna.
C’è una cosa che salta agli occhi prima ancora di leggere le modifiche al regolamento cimiteriale: il modo in cui il Consiglio comunale è arrivato a modificarlo. La deliberazione n. 13 del 30 luglio 2026 è diventata conoscibile soltanto molto tempo dopo e, per quanto ho potuto verificare, la convocazione non fu adeguatamente resa pubblica. I consiglieri furono certamente avvisati; per quanto ho potuto verificare, non risulta una analoga pubblicizzazione nei confronti dei compaesani. E non era una seduta qualsiasi: si interveniva sui loculi dopo mesi di domande, pagamenti, contestazioni e segnalazioni alla Prefettura. Erano presenti Francesco Casalinuovo, Leonardo Montesano, Palmina Greto, Giovanni Teti, Alberto Casalinuovo e Rosamaria Truglia; assenti Domenico De Giorgio, Daniela De Fazio e Sandro Parisi. Sei presenti su nove, voto unanime. Dentro una maggioranza dove esistono anche rapporti familiari, la trasparenza dovrebbe aumentare, non diminuire. Invece si continua a dare l’impressione di un Comune amministrato dentro un circuito ristretto, quasi fosse una riunione di famiglia alla quale i compaesani vengono informati quando tutto è già deciso. E se il Consiglio comunale rinuncia a esercitare con autonomia la propria funzione politica e di controllo, allora la domanda è inevitabile: quali garanzie possono ancora aspettarsi i compaesani da un Consiglio ridotto a semplice ratifica delle decisioni prese da altri?
Leggendo la delibera si scopre anche che molte contestazioni dei mesi precedenti non erano affatto campate in aria: numero massimo dei loculi, nuclei familiari, contiguità e sorteggio sono finiti dentro le modifiche. Ma il nuovo testo resta contraddittorio: l’articolo 8 consente fino a quattro loculi per nucleo familiare, mentre l’articolo 13 continua a indicarne tre. Una norma dice quattro, l’altra tre. Più che una correzione, un rompicapo.
La Determinazione UTC n. 85 del 27 agosto chiarisce inoltre che la domanda dei quattro loculi risale al 18 marzo 2022, prima del regolamento del 2024, mentre l’assegnazione provvisoria è del 25 agosto 2026, quindi successiva alla modifica che ha portato il limite a quattro. Resta però una domanda: quando fu richiesto e incassato l’acconto? La determina richiama la n. 37/2025 e afferma che i richiedenti ammessi avevano già provveduto a versarlo. Se risultasse che nel 2025 il Comune abbia incassato l’acconto relativo a quattro loculi, quando il limite previsto era ancora tre, salvo specifica deroga della Giunta per particolari situazioni familiari, quella deroga deve esistere ed essere mostrata. Altrimenti va spiegato con quale titolo amministrativo fu accettato quel pagamento. Cambiare la regola dopo non basta a spiegare quello che è stato fatto prima.
La vera sorpresa, però, è che il sorteggio era già stato fatto. Il 25 agosto, dalle 11 alle 12, nell’Ufficio Tecnico, sono state estratte le posizioni dei 48 loculi; il 27 agosto sono stati approvati il verbale e le assegnazioni provvisorie. Dal verbale non risultano comunicazioni preventive agli interessati sul giorno, sull’ora e sul luogo delle operazioni e, per quanto mi riguarda, non ho ricevuto alcuna comunicazione, nonostante il 4 maggio avessi formalmente chiesto che le regole del sorteggio fossero definite e rese pubbliche prima. Prima un Consiglio comunale poco pubblicizzato, poi un sorteggio del quale, dagli atti acquisiti, non emerge una preventiva comunicazione ai diretti interessati e scoperto soltanto a cose fatte. A Cenadi la trasparenza sembra ormai una caccia al tesoro: gli atti si trovano sempre dopo che tutto è già successo.
La ciliegina sulla torta è il ruolo del Responsabile dell’Ufficio Tecnico. Durante la riunione svolta davanti ai compaesani non era nemmeno chiaro chi dovesse assumersi la responsabilità tecnica della procedura; oggi apprendiamo che quell’incarico è stato assunto dal geometra Gianni Melina. Ci si sarebbe aspettati che proprio il responsabile tecnico garantisse la massima trasparenza, definendo regole chiare e informando tutti gli interessati. E invece lo ritroviamo a gestire il sorteggio dentro l’Ufficio Tecnico, senza che, per quanto mi riguarda e per quanto emerge dagli atti acquisiti, fosse stata preventivamente comunicata agli interessati la data delle operazioni. Viene quasi da pensare che, dopo le figuracce rimediate nell’ultima riunione davanti ai compaesani, fosse più prudente fare tutto lontano da occhi e domande indiscrete. Perché quando una procedura diventa difficile da spiegare pubblicamente, il risultato prodotto da un modo di procedere così poco trasparente sembra essere sempre lo stesso: farla “ammucciuni”.
Dal verbale apprendiamo anche che i 48 loculi erano divisi in dodici file da quattro e che si procedeva secondo l’ordine delle domande. Ma quella relativa ai quattro loculi è stata estratta per prima, assegnando alla richiedente l’intera fila. La contiguità familiare può certamente avere una sua logica. Ma chi aveva stabilito che proprio quella domanda dovesse essere estratta prima di tutte le altre? Dove sta scritto? Quando è stato comunicato agli altri richiedenti? Il regolamento parla di contiguità “per quanto possibile”, non riconosce a chi chiede quattro loculi il diritto a essere estratto per primo. Ed ecco il paradosso: una posizione che aveva già sollevato dubbi sulla richiesta dei quattro loculi finisce per beneficiare anche di una modalità particolare di sorteggio, venendo estratta prima di tutte le altre. Non dico che questo renda automaticamente irregolare l’assegnazione. Dico che, proprio per evitare qualsiasi dubbio, quella regola avrebbe dovuto essere stabilita prima, resa pubblica e conosciuta da tutti.
Alle operazioni risultano presenti il Responsabile UTC Gianni Melina, Stefania Sinopoli come verbalizzante e, come testimoni, l’architetto Marianna Fabiano e Domenico Roselli. Ho chiesto formalmente di verificare se Roselli sia anche richiedente di un loculo nell’ambito della stessa procedura. Il verbale, da solo, non consente di accertarlo perché riporta date e numeri di protocollo, non i nomi. Se fosse confermato, avremmo un testimone contemporaneamente interessato all’esito del procedimento. Non sto dicendo che il sorteggio sia stato truccato: non ho elementi per affermarlo e non lo affermo. Ma la terzietà di chi assiste e sottoscrive un verbale di sorteggio non è un dettaglio e dovrebbe essere garantita proprio per non lasciare spazio nemmeno al sospetto.
Ed è proprio qui il problema. Quando le operazioni non sono preventivamente rese conoscibili agli interessati, viene meno quella possibilità di controllo diretto che serve a rendere il sorteggio pienamente verificabile e a prevenire qualsiasi dubbio sulla correttezza delle assegnazioni. Se il sorteggio fosse stato preventivamente comunicato e svolto in condizioni di piena conoscibilità, ogni posizione sarebbe stata affidata al caso sotto gli occhi degli interessati. È esattamente questo che la trasparenza serve a garantire: non soltanto evitare eventuali irregolarità, ma impedire che il modo stesso di procedere possa farle sospettare.
Restano poi le contraddizioni sulla durata delle concessioni. L’articolo 5 fa decorrere il termine dalla tumulazione quando esiste già un defunto e dalla stipula del contratto negli altri casi; l’articolo 9, invece, stabilisce in via generale che la concessione decorre dalla stipula del contratto. L’articolo 13, comma 7, utilizza inoltre, per le sepolture di vecchia costruzione, un’ulteriore formulazione: “la durata decorre dalla data di concessione”. Tre formulazioni che il Consiglio comunale, pur avendo modificato il regolamento, non ha coordinato. Il nuovo articolo 25 lega poi alcuni effetti economici al tempo trascorso dalla concessione: per i loculi mai occupati prevede il rimborso integrale entro il primo decennio e quello della metà a partire dall’undicesimo anno. In questo specifico caso la decorrenza appare riconducibile alla stipula del contratto; resta però irrisolta la contraddizione generale nei casi in cui la tumulazione e la stipula non coincidano temporalmente.
E chi ha già pagato non ha automaticamente ottenuto una concessione. Lo stesso regolamento richiede un atto scritto stipulato tra Comune e concessionario e la Determinazione n. 85 definisce infatti le assegnazioni soltanto provvisorie, rinviando quelle definitive alla stipula del contratto. Significa che la procedura non è ancora conclusa. Ed è proprio per questo che ho chiesto alla Prefettura e al Ministero dell’Interno di valutare la sospensione delle fasi successive fino alla verifica complessiva della procedura e prima della stipula dei contratti definitivi.
Il punto finale, però, resta politico e civile. Nessun regolamento potrà restituire da solo trasparenza e diritti se i compaesani continueranno ad accettare in silenzio una gestione amministrativa tanto confusa. Contro l’approssimazione non si combatte con altra approssimazione. Si reagisce leggendo gli atti, pretendendo risposte, partecipando e facendo valere i propri diritti. Questa amministrazione è riuscita a complicare perfino una cosa che dovrebbe essere semplice: assegnare in maniera trasparente dei loculi a famiglie che hanno già pagato e chiedono soltanto di conoscere le regole. A Cenadi, ormai, sembrano più difficili da sistemare i loculi dei morti che i diritti dei vivi.
Integrazione seglazione Prefettura di Catanzaro
